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16 Dicembre 2025
L’intelligenza artificiale sta vivendo una crescita senza precedenti a livello globale, e l’Italia si posiziona come uno degli attori protagonisti di questa rivoluzione tecnologica. Nel 2024, il mercato dell’AI nel nostro Paese ha raggiunto un valore record di 1,2 miliardi di euro, con una crescita straordinaria del 58% rispetto all’anno precedente, secondo i dati dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano.
Questo incremento eccezionale è trainato principalmente dalle sperimentazioni che includono la Generative AI, che rappresenta il 43% del valore complessivo del mercato, mentre il restante 57% è costituito da soluzioni di AI tradizionale. I settori più attivi nell’adozione di queste tecnologie sono Telecomunicazioni e Media, Assicurazioni, Energia e Utilities, Banche e Finanza, con una forte accelerazione anche nel settore della Grande Distribuzione e Retail.
Nonostante i numeri complessivi siano incoraggianti, l’analisi più approfondita rivela una realtà frammentata e profondamente disomogenea. L’adozione dell’intelligenza artificiale in Italia è infatti caratterizzata da un netto divario tra grandi imprese e PMI.
Le grandi imprese italiane guidano l’adozione dell’intelligenza artificiale: più della metà ha già avviato progetti di AI e genera la quasi totalità del valore del mercato nazionale. Inoltre il 47% delle imprese che utilizzano AI registra aumenti di produttività superiori al 5%, a conferma dell’impatto concreto di queste tecnologie.
La situazione è molto diversa per le piccole e medie imprese, dove l’adozione dell’AI resta limitata e le sperimentazioni sono ancora poche:
il paradosso italiano dell’AI affonda le sue radici in carenze strutturali più profonde legate alla digitalizzazione di base. Secondo il DESI 2024 della Commissione Europea, solo il 45,8% delle persone in Italia possiede competenze digitali almeno di base, contro una media europea del 55,6%. L’Italia è inoltre ultima tra gli stati membri dell’UE per numero di laureati nel settore ICT, con appena l’1,5%.
La mancanza di competenze interne, unita a risorse economiche limitate e a una percezione elevata del rischio, rende difficile per molte PMI avviare progetti di intelligenza artificiale, soprattutto in assenza di una strategia digitale strutturata.
Per affrontare queste sfide,nel luglio 2024 il Governo italiano ha pubblicato la Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026, articolata in 4 aree chiave: Ricerca, Pubblica Amministrazione, Imprese e Formazione.
Tra le misure previste figurano il supporto alle PMI attraverso facilitatori per l’AI, fondi dedicati e voucher per l’innovazione, oltre al rafforzamento della formazione universitaria e professionale in ambito ICT.
I dati del 2024 evidenziano chiaramente il paradosso italiano: mentre le grandi imprese cavalcano l’onda dell’AI con investimenti record, il tessuto delle PMI resta indietro, frenato da carenze nelle competenze digitali di base.
Tuttavia, ci teniamo a sottolineare che non tutte le PMI devono necessariamente puntare a implementare soluzioni di intelligenza artificiale di grande livello. La vera sfida è iniziare un percorso graduale di digitalizzazione, partendo dalle basi.
Ogni piccola e media impresa può addentrarsi nel panorama digitale attraverso passi progressivi: automatizzare processi ripetitivi, digitalizzare la gestione documentale, implementare software gestionali per ottimizzare i flussi di lavoro.
Sono questi piccoli interventi che permettono di ridurre i costi operativi, migliorare l’efficienza e liberare risorse umane per attività a maggior valore aggiunto.
Il nostro messaggio per le PMI italiane è chiaro: non serve stravolgere l’azienda con investimenti massivi in tecnologie all’avanguardia. Serve iniziare, con gradualità e consapevolezza, a usare la tecnologia per migliorare quello che già si fa.